lunedì 18 aprile 2011

Presentazione della SETTIMANA SANTA


L’origine della Settimana Santa è nella liturgia. La liturgia rende possibile al cristiano il rivivere
i misteri della vita di Cristo. La vita di Cristo ha un mistero centrale: la passione, la morte e la
resurrezione di Gesù. In questo senso il nucleo centrale della Settimana Santa sono il
Giovedì, il Venerdì e la Domenica. Gesù Cristo che patisce, muore e risuscita. Il resto della
Settimana Santa è stato come il dilatarsi di questi tre giorni, perché dentro la Settimana Santa
potessero ritrovarsi anche tutti gli altri aspetti della vita di Cristo e della vita dell’uomo. Essa
era chiamata Settimana Maggiore perché tutte le altre settimane dell’anno devono avere un
punto di riferimento ideale. Ciò che è quotidiano, abituale e banale ha bisogno di specchiarsi
in qualcosa che venga dall’alto e che dia senso a tutto. La Settimana Santa cade sempre in
momenti diversi dell’anno: aprile, marzo, sempre in corrispondenza della Pasqua giudaica,
fissata nella prima domenica successiva alla prima luna piena di Primavera nell’emisfero
Nord. Questo è interessante perché ci mostra anche una vita diversa della natura. Dopo il
freddo, l’inverno, lo spogliarsi della natura stessa, comincia una vita nuova. E’ una cosa sola
con la vita nuova di Cristo, che nel mistero della Resurrezione recupera la sua vita e torna
vittorioso.
Settimana Santa e Misticismo.
Si parla di misticismo ed è giusto, perché la mistica è l’esperienza del Mistero di Dio. Non è
un’esperienza solo intellettuale, ma coinvolge tutti i nostri sensi. Nella Settimana Santa tutti i
sensi sono coinvolti : la nostra vista i colori differenti, il viola, le figure bibliche, i cortei; ..
l’udito: le musiche diverse dal resto dell’anno, alcune dolorosissime che aiutano ad entrare
nel clima, le
rosmarino e delle altre erbe aromatiche , il gusto dei cibi speciali preparati per l’occasione,
che non si mangiano nel resto dell’anno.
Il tatto: i nastri che pendono dalle immagini dei santi, le portantine e i baldacchini che
vengono portati, i baci che si danno a quei nastri, è un’esperienza che coinvolge tutti i sensi,
ma allo stesso tempo è un’esperienza del Mistero, la sfida è oltrepassare i sensi per
immergersi in Dio Riguardo a questo aspetto mistico la Settimana Santa è una festa, la festa
dell’incontro con Dio e con le persone, perfino il Venerdì , con la tragedia della morte di
Cristo, è una festa, perché la tradizione ci rimanda tutto questo.
Noi non siamo per il tradizionalismo, ma per la tradizione.Tradizione vuol dire consegnare agli
amici, ai figli quella che è stata per noi un’esperienza buona. Vogliamo che la Settimana
Santa sia vissuta così.

matracas al posto delle campane; perfino l’olfatto: il basilico, il profumo del
DOMENICA DELLE PALME
La Domenica delle Palme è l’anticipazione della festa della Resurrezione che avverrà la
Domenica di Pasqua.
Immaginiamo Gesù che entra a Gerusalemme in groppa all’asinello e il popolo che l’accoglie
in festa. Voglio sottolineare due cose in questa scena : primo, l’attesa del popolo . L’attesa
costituisce il cuore dell’uomo, tutti noi aspettiamo. Aspettiamo qualcosa di meglio, che ci dia
felicità e soddisfazione. Il popolo d’Israele ha trovato un oggetto per la sua attesa: il Re,
Cristo come Re. Qualcuno come punto di riferimento per la via, il re è il simbolo ..di un popolo
di una cultura.
Il popolo aspetta un Re. E tu cosa stai aspettando? Continui ad aspettare o ti sei già
stancato?
Lunedì santo
Il Lunedì non ha nulla di particolare nella liturgia, però la tradizione popolare a partire dal
Barocco di Minas vi ha messo una processione, quella della Deposizione dell’immagine della
Madonna dei Dolori. La madre non tradisce Gesù come Giuda, come gli altri, ma prende su
di sé il suo dolore.
Nostra Signora dei Dolori è caratteristica del Barocco. Il Barocco ha sempre vissuto
fortemente la questione del dolore. E’ nato perfino come reazione di fronte alle scoperte e ad
un senso di delusione dell’epoca, ad un riflusso della fede . E l’esperienza di ogni giorno è
drammatica, è dolorosa. La Madonna dei Dolori
della deposizione della madre
, Oltre a questo, si danno alla Madonna altri nomi: della
della Pietà. Qualunque sia il titolo con cui chiamiamo la Madonna della Settimana Santa,
sempre ci troviamo di fronte al cuore e alla Dignità di una madre
Soledad (quella che cerca il Figlio) e
Martedì Santo
Il martedì santo nelle città di Minas Gerais si fa la processione della Deposizione
dell’immagine del Signore dei Passi: Cristo che porta la croce. Egli carica la sulle spalle la
croce, ossia la nostra vita: assumendo la condizione umana, assume anche le nostre
avventure, i desideri, i nostri impegni, le nostre contraddizioni. E mentre porta la croce ci
guarda. Immaginate come Cristo guardava le persone; nel suo sguardo c’era tutto il desiderio
che esse fossero felici. Il suo sguardo mentre porta la croce è una delle immagini più
drammatiche e suggestive di tutta la storia dell’arte . Ricordate per esempio il Cristo di
Congonhas (statua lignea del grande scultore Alejadinho nell’importante santuario di Minas.
NdT.) . Immaginate anche lo sguardo delle altre persone: Veronica, Maddalena, le pie
donne… L’insegnamento più importante che possiamo trarre da questa processione è
proprio questo scambio di sguardi, guardare Lui e poter dire “Tu” a Cristo.
La processione di oggi è la Processione dell’Incontro, ll’incontro della Madre con il Figlio.
L’incontro è qualcosa di fondamentale nella vita: io sono me stesso quando incontro un altro,
al di fuori dell’incontro con gli altri io non riesco a sapere chi sono. Il rapporto è indispensabile
perché io abbia un’immagine di me stesso, per avere coscienza della mia identità. Fuori
dall’incontro non esiste l’identità, nè la persona, invece nell’incontro con Cristo io trovo la mia
consistenza e nell’incontro con gli altri riconosco chi sono. E nell’incontro con Cristo posso
dire: “Io sono Tu che mi fai”, come dice una bellissima poesia.
La vita è piena di incontri , quanti incontri e non incontri hai fatto oggi, nella tua settimana,
nella tua vita? L’importante è , in tanti incontri, riconoscere l’Incontro.
Giovedì Santo
La mattina del Giovedì Santo la Chiesa pone una cerimonia speciale, unica durante l’anno: la
Messa con la benedizione dei Santi Olii, quelli che serviranno per ungere i catecumeni,
coloro che saranno battezzati, l’olio per ungere coloro che fanno la Cresima, l’olio degli
infermi. L’origine degli olii è nelle unzioni che venivano fatte nell’Antico Testamento: il
sacerdote, il re, il profeta erano unti. E’ un momento importante perché è proprio dalla
Passione di Cristo che scaturisce la Grazia che i Santi Olii distribuiscono alle persone.
Un’altra cosa che succede la mattina del Giovedì, è che durante questa Messa, i preti
rinnovano le promesse del loro sacerdozio. E’ importante perché nella fedeltà dei sacerdoti si
consolida anche la fedeltà del popolo.
La Messa del pomeriggio ricorda la prima Messa, anzi non ricorda, ma è il riaccadere, di
nuovo, della Prima Cena di Cristo. Il primo Giovedì Santo nacque l’Eucarestia, nacque la
Messa: la donazione, il servizio, la comunione sono le caratteristiche principali di questo
momento che Cristo ha voluto vivere coi suoi amici prima di essere assassinato.. Quante
cene abbiamo fatto anche noi, e molte volte non includevano questa donazione, questo
servizio, questa comunione! Ma a volte li includevano..L’importante è che l’incontro con
Cristo, che si offre a noi in questa Cena, diventi un giudizio sulla nostra vita. Cos’ha a che
vedere l’Eucarestia con la mia vita? Come l’agire di Cristo c’entra con la mia vita?

Venerdì Santo
Il Venerdì è il giorno della morte di Cristo. La morte è l’esperienza del limite nel suo punto più
alto, quel limite con cui ogni giorno ci scontriamo: la morte di qualcuno, l’incapacità nostra di
realizzare qualcosa, gli amici che tradiscono e il limite della monotonia, tanto simile alla
morte . Ogni giorno facciamo l’esperienza della morte , perché la morte è il grande limite della
vita . E’ importante che l’esperienza del limite ci renda solidali, così come ci insegna la gente,
perfino nei funerali. Quanta solidarietà, quanta solidarietà nella malattia!. Facciamo in modo
imparando dal limite possiamo diventare solidali e guardare a Colui che ha vinto il limite
perché ha vinto la morte.

Sabato Santo
Oggi non c’è nulla nella liturgia; Gesù Cristo è sepolto, la liturgia non esiste. E’ il giorno del
silenzio, il silenzio di Dio che non parla più. O perlomeno crediamo che Dio non stia
parlando…
Il silenzio è un sacrificio, ma nel silenzio riusciamo a percepire gli altri. Quando io riesco a far
sì che la mia persona non sia così piena di rumore e preoccupazioni che finalmente lascio
che gli altri entrino dentro di me. Secondo le parole di S. Agostino: “E’ quando mi accorgo
che Dio è più intimo a me di me stesso”, cioè Lui è più io di me stesso. Bisogna fare
l’esperienza del silenzio per capire questo , per imparare a percepire più che i limiti, la
presenza di Colui che vince i limiti.
Il silenzio esige libertà, solo quando ti senti libero con un’altra persona, riesci a stare in
silenzio per alcuni minuti, se no bisogna riempire il vuoto con qualcosa.
La verità non è velata da parole , la verità è sempre più esposta dentro il silenzio.

VIGILIA PASQUALE
La Vigilia Pasquale è la grande celebrazione in cui sui riuniscono tutti i simboli e gli
avvenimenti dell’anno liturgico. Comincia con la liturgia del fuoco, in cui il fuoco nuovo è
benedetto, il fuoco è sempre stato considerato uno dei principi della realtà. Con il fuoco nuovo
si accende il grande cero pasquale, che accende tutte le candele: rappresenta Cristo, il
grande cero accende tutte le candele, cioè la presenza di Cristo accende la fede di tutte le
persone presenti. E poi l’”Exultet”, canto di gioia per la Resurrezione di Cristo e il ripercorrere
tutta la storia del popolo d’Israele.
Infine la benedizione dell’acqua, un altro principio di vita, nell’acqua tutto rinasce e si
purifica.Vedete che in questa notte di Pasqua, dentro la risurrezione di Cristo, tutto riassume
una vita nuova.
DOMENICA di PASQUA
Nella tradizione dell’entroterra di Minas la domenica di pasqua si fanno due processioni. Una
è quella del Santissimo Sacramento. E’ interessante perché, più che portare un’immagine
del Cristo, si porta in processione Cristo stesso. Cristo non resta come un’immagine in più nel
sacrario, ma una presenza reale, quotidiana e costante ed è portato in giro per le strade
perché tutti possano incontrarLo.
La seconda processione è quella del trionfo della Madonna. Lei che ha atteso, che ha
soffert.e amato, ora trionfa insieme a Cristo vittorioso. E noi?
La settimana santa è tutta piena di segni e di simboli. Se volessimo riassumere in una parola
la relazione tra il mondo e Dio, potremmo dire che il mondo è segno di Dio. Si chiama segno
una cosa che ne indica un’altra. Il segno è qualcosa che non avrebbe spiegazione senza
implicare l’esistenza di un’altra realtà. Senza quest’altra realtà lo sguardo che si ha sulla
prima non sarebbe integralmente umano o non si esaurirebbe la considerazione della prima,
senza ammettere la seconda.
Supponiamo che qualcuno, camminando in un luogo deserto, udisse un grido improvviso:
“Aiuto!” La sua considerazione del fatto non potrebbe fermarsi a dire che i suoi orecchi sono
stati percorsi da un suono, da una vibrazione. Il cervello umano scopre in quella vibrazione
un significato che obbliga ad intuire che c’è un uomo in pericolo a cui bisogna portare aiuto.
Non sarebbe ragionevole interpretare quel grido solo considerandolo per la vibrazione che
l’udito percepisce nell’immediato.
Così Dio non si rende evidente nel senso immediato del termine attraverso la realtà. Se
questa evidenza esistesse ogni uomo sarebbe obbligato ad affermarLo in modo irresistibile,
Al contrario, richiamando la nostra attenzione attraverso un segno, Dio non si impone a noi ,
ma si propone, è discreto. Riconosciamo attraverso i tanti simboli della Settimana Santa
questo Dio che si propone con discrezione ai nostri occhi.
I SEGNI
Abbiamo bisogno di segni per comunicare con gli altri. Anzi, tutta la realtà ha bisogno di
segni, anche le formiche, gli animali per comunicare tra loro.
La Chiesa insiste sui segni, perché è necessario fare un’esperienza sensibile di tutto ciò che
succede. I sacramenti che la Chiesa pone nell’esperienza di tutti i giorni sono segni, ma segni
efficaci, cioè che producono Grazia. La Settimana Santa può essere l’occasione di imbattersi
in tanti segni che possano produrre in noi l’incontro con Dio, la grazia di una vita nuova.
Uno dei segni più usati nella Settimana Santa è l’albero.
L’albero
I riferimenti all’albero sono molti: l’albero della Vita, l’ albero del giardino, di cui leggiamo
nelle letture del Sabato Santo; i rami d’albero della Domenica delle Palme; l’albero in cui
Giuda si è impiccato; gli alberi dell’Orto degli Ulivi, l’albero della Croce. Perché lo stesso
simbolo ha tante interpretazioni diverse? E’ la ricchezza dell’esperienza umana che ci fa
avvicinare allo stesso oggetto in modi differenti. E’ interessante, perché.da un lato l’oggetto
stesso ci impone il modo corretto per avvicinarci a lui, dall’altro lato, possiamo vivere i vari
aspetti della vita in modo autentico, scoprire ciò che è vero in ogni cosa e in ogni momento
L’olio
L’olio è un altro oggetto molto presente nella Settimana Santa.. Il segno dell’olio ha la sua
origine nell’unzione tanto usata nell’antichità: per i muscoli , per guarire le ferite per rendere il
corpo più pronto alla lotta. Anche sul lavoro l’olio era molto usato e anche per il condimento;
c’erano infine gli olii per l’imbalsamazione.
L’uso degli olii è molto importante perché non nasce da un’idea, da un’ideologia della Chiesa,
ma essa ha assunto questa forma normale che le persone avevano di usare l’olio, rendendo
sacro ciò che era normale e quotidiano, per questo possiamo riconoscere nel nostro
quotidiano delle potenzialità enormi e accorgerci che tutto è davvero sacro quando
riconosciamo in tutto la presenza di Dio.
Il digiuno
Forse ti sei chiesto perché durante la Quaresima e il Venerdì Santo la Chiesa insiste sul
digiuno o almeno sull’astinenza dalle carni . Serve per ricordarci qual è il centro della vita. Il
senso è di un sacrificio, che significa rendere sacro. Quando sacrifichiamo qualcosa la
rendiamo sacra.
Il digiuno è lì come un allenamento attraverso cui possiamo riconoscere sempre quello per
cui in fondo vale la pena vivere.
I canti
Durante la Settimana Santa i canti e la musica in generale sono di una ricchezza
impressionante. Alcune composizioni sono più importanti perché la bellezza attrae in una
forma che a ognuno di noi viene voglia di dire: “Guarda, fa come io avrei voluto fare, come
vorrei fare anch’io”. E’ la Verità espressa in una forma che attrae, che emoziona, , che tocca
la mia affettività. E’ per questo che l’arte e tutte le varie espressioni dello spirito umano hanno
un punto più alto e il punto più alto è quello in cui Cristo soffre, muore e resuscita .L’arte ,
come dicevano gli antichi, è lo splendore della verità
Facciamo sì che l’espressione artistica della musica, dei vestiti o delle pitture o di quello che
noi possiamo vedere in questa Settimana Santa sia un modo di avvicinarci sempre più alla
verità della nostra vita.

domenica 17 aprile 2011

La morte prematura del giusto
"Il giusto, anche se muore prematuramente, troverà riposo.
Vecchiaia veneranda non è la longevità,
né si calcola dal numero degli anni;
ma la canizie per gli uomini sta nella sapienza;
e un'età senile è una vita senza macchia.
Divenuto caro a Dio, fu amato da lui
e poiché viveva fra peccatori, fu trasferito.
Fu rapito, perché la malizia non ne mutasse i sentimenti
o l'inganno non ne traviasse l'animo,
poiché il fascino del vizio deturpa anche il bene
e il turbine della passione travolge una mente semplice.
Giunto in breve alla perfezione,
ha compiuto una lunga carriera.
La sua anima fu gradita al Signore;
perciò egli lo tolse in fretta da un ambiente malvagio.
I popoli vedono senza comprendere;
non riflettono nella mente a questo fatto
che la grazia e la misericordia sono per i suoi eletti
e la protezione per i suoi santi.
Il giusto defunto condanna gli empi ancora in vita;
una giovinezza, giunta in breve alla perfezione,
condanna la lunga vecchiaia dell'ingiusto.
Le folle vedranno la fine del saggio,
ma non capiranno ciò che Dio ha deciso a suo riguardo
né in vista di che cosa il Signore l'ha posto al sicuro.
Vedranno e disprezzeranno,
ma il Signore li deriderà.
Infine diventeranno un cadavere spregevole,
oggetto di scherno fra i morti per sempre.
Dio infatti li precipiterà muti, a capofitto,
e li schianterà dalle fondamenta;
saranno del tutto rovinati,
si troveranno tra dolori
e il loro ricordo perirà."
Libro della Sapienza 4,7.19

Fratello amatissimo Luciano che sei in Cielo,
quando sei nato tra le braccia di mamma e papà avevi riempito la loro esistenza, incidendo nel loro cuore una profonda e dolcissima traccia. Grazie a te sono diventati genitori, creatori importanti di una vita nuova, attraverso a te hanno conosciuto il volto gratuito dell'amore, che sa confortare anche il nostro grande dolore. Con te hanno gustato i momenti più belli che il Signore gli  ha regalato e sono cresciuti insieme, nella gioia del mondo stupendo che gli hai portato.

Ora che sei nato tra le braccia del Padre, aiutali di nuovo a trasformare il loro fragile cuore sulla via dell'amore. Eleva i loro occhi al di sopra dei limiti e del tempo, dei piccoli confini umani, nella fede, per renderli capaci di guardare ciò che non si vede. Dilata le pupille dei loro cuori alle meraviglie del Cielo, per contemplare il volto dell'Amore vero.

Ed ora ti imploriamo, amatissimo Luciano, stringiti forte forte a mamma e papà falli rinascere tra le tue  braccia, dagli pace, forza, speranza.

Da noi c'è freddo, odio, guerra e violenza, tanta sete di Dio e della sua onnipotenza. Intercedi per noi, ti preghiamo, aiutaci a portare a tutti la tua fede perché nel mondo non ci siano più pene; noi vogliamo che ovunque si conosca Dio e regni pace e consolazione e nessuno sia più vittima della disperazione. Uniamoci a Maria nostra Madre consolatrice perché asciughi ogni lacrima e sia nostra Redentrice, con lei vogliam pregare, amare ed operare nel mondo intero ed essere come lei: terra di cielo!

Ai piedi dell'altare, ti diamo appuntamento per nutrirci di un sol Corpo e stare uniti in ogni momento. Con le schiere celesti canteremo lodi al Signore e sarà festa piena nel nostro cuore, preparaci un posto, ti imploriamo, porteremo al mondo il lieto Annuncio e poi arriveremo
Cia Luciano………
La Comunità Apostoli del Signore.
 

DOMENICA DELLE PALME

 

 
Matteo 26,14-27,66
Commento a cura di Umberto Amoroso
 

Il rito della benedizione delle Palme ci ricorda l’entrata trionfale di Gesù a cavallo di un puledro in Gerusalemme (Mt.21,1-11) tra una folla osannante che pone tappeti per terra e agita palme e rami di ulivo. Gesù entra in Gerusalemme ,la sua città, la città da sempre amata da lui, e sul destino della quale ha versato le sue lacrime, ricordandole di non avere accettato colui che le era stato mandato per la sua salvezza. In questa città inizia anche l’ultima settima di vita terrena del Messia, che, dopo avere offerto all’umanità il suo corpo come cibo e il suo sangue come bevanda, si consegnerà al disegno del Padre, che prevede la sua Passione e Morte, portato a compimento dagli uomini.

La settimana che ci apprestiamo a vivere è chiamata “santa”, proprio perché i riti che vivremo nella memoria hanno come protagonista lui, Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio Altissimo. Questa entrata trionfale in Gerusalemme porta dietro di sé l’ombra della Croce.

La lettura della Passione secondo Matteo delinea in modo chiaro ed eloquente che il trionfo di Cristo non sarà tra gli osanna della gente, ma nella sua Passione e Morte, perché solo in essa egli vivrà profondamente l’ora di Dio.

Il racconto della Passione di Gesù non è un verbale di morte di un condannato, fatto per gli archivi del tribunale, ma è la storia della vita di un uomo-Dio che conclude il suo cammino 
terreno in salita. Egli salendo in alto, su due travi preparate per lui come trono, da apparente sconfitto ed uomo condannato al silenzio, sarà colui che otterrà il trionfo sulla morte.

Saprà andare oltre il tradimento di un discepolo, il rinnegamento di un altro, la fuga degli amici, la sua ingiusta condanna, frutto di un processo-farsa, saprà irridere gli insulti e le bestemmie dei suoi nemici. E poi, dall’alto del legno “infame”, ma diventato “trono del re”, saprà dettare il suo testamento che ha come tema dominante l’amore e il perdono per quella umanità che ora lo condanna e brama la sua morte.
Inoltriamoci in questa settimana, come in un percorso non di morte , ma di vita, per “vedere Gesù” e scoprire il suo volto come l’Icona dell’amore, riflettendo su ciò che ci suggerisce un certo Gregorio di Narek:
”Tu non sei un giudice che condanna,ma un salvatore.
Tu non perdi, ma trovi.
Non uccidi, ma doni la vita.
Non mandi in esilio,ma riconduci a casa.
Non maledici, ma benedici.
Non ti vendichi , ma perdoni”.

venerdì 15 aprile 2011

“Non giudicate secondo le apparenze, ma giudicate con giusto giudizio!” (Giovanni 7,24)



Molte volte,(forse per comodità) citando i versetti che avvalorano il nostro pensiero diciamo è scritto “non giudicare” quindi, non ti permettere di dare alcun giudizio nei miei confronti.
Ma è proprio vero..le cose stanno veramente così ?
In base alla Parola di Dio, appare chiaro che come credenti non solo possiamo giudicare, ma dobbiamo farlo! E se non lo sappiamo fare, nel modo che la scrittura ci indica siamo in grave pericolo!
In (1 Corinzi 5,3) vediamo che Paolo rimproverava molto severamente giudicando con autorità (pur non essendo presente) la Chiesa di Corinto perché non aveva saputo disciplinare un grave caso di fornicazione: “Orbene, io, assente col corpo ma presente con lo spirito, ho gia giudicato come se fossi presente colui che ha compiuto tale azione”.
Al (v. 6 ) Paolo ribadisce “..Non è una bella cosa il vostro vanto. Non sapete che un pò di lievito fa fermentare tutta la pasta?” e al (v.11 ) afferma in modo ancora più chiaro: “ .. Vi ho scritto di non mescolarvi con chi si dice fratello, ed è impudico o avaro o idolàtra o maldicente o ubriacone o ladro; con questi tali non dovete neanche mangiare insieme.” .
Quando il peccato, viene individuato nella nostra vita (sia personale che collettivo ) deve essere giudicato cioè valutato con obbiettività e poi allontanato.
Purtroppo in molte occasioni, davanti al peccato cerchiamo di fare finta di niente e per il nostro tornaconto personale, a volte citiamo la bibbia nel modo sbagliato, usando frasi del tipo “non possiamo giudicare, dobbiamo cercare di capire..nessuno è perfetto”.
Ma non tutti sono in grado di dare un giusto giudizio. In (1 Corinzi 2,14-15 ) vediamo che “L'uomo naturale però non comprende le cose dello Spirito di Dio; esse sono follia per lui, e non è capace di intenderle, perché se ne può giudicare solo per mezzo dello Spirito. L'uomo spirituale invece giudica ogni cosa, senza poter essere giudicato da nessuno.” più avanti al (v. 16 ) paolo continua dicendo: “..Ora, noi abbiamo il pensiero di Cristo.
Per poter discernere spiritualmente dobbiamo vivere nella coerenza cristiana. In Matteo 7,3 e 5 è scritto: “3Perché osservi la pagliuzza nell'occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?.. Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall'occhio del tuo fratello.  
Chissà..forse è proprio questo uno dei motivi per cui a volte preferiamo non giudicare..per paura di essere a nostra volta giudicati.
Se il credente, non è in grado di discernere spiritualmente, prima o poi, senza rendersene conto cadrà inevitabilmente nel laccio di satana e se si tratta di un conduttore di Comunità, trascinerà con se, tutta la Comunità.
In questi ultimi tempi, in cui la corruzione è estrema ( non solo nel mondo) è più urgente che mai individuare il peccato ed estirparlo alla radice, per poterci così riavvicinare a Dio.
Come credenti, noi siamo “il sale della terra e la luce del mondo” (Matteo 5,13-14) e come tali dobbiamo dare sapore, risplendendo della luce di Dio!
Tornando al versetto iniziale, il nostro giudizio non può e non deve essere dato in base all’apparenza, ma su fatti concreti. Se non siamo in grado di dare un giusto giudizio in base alla parola Dio non saremo neppure in grado riconoscere i falsi profeti che sorgeranno tra noi. (Matteo 7,15 – 2 Corinzi 11,13 – 14)
Che il Signore ci dia la sensibilità di capire che per poter discernere spiritualmente è indispensabile vivere spiritualmente, nella Santificazione e Consacrazione personale

Umberto Amoroso

martedì 12 aprile 2011

I 12 apostoli: la prima comunità


Salì poi sul monte, chiamò a sé quelli che egli volle ed essi andarono da lui. Ne costituì Dodici che stessero con lui e anche per mandarli a predicare e perché avessero il potere di scacciare i demòni.
Costituì dunque i Dodici: Simone, al quale impose il nome di Pietro; poi Giacomo di Zebedèo e Giovanni fratello di Giacomo, ai quali diede il nome di Boanèrghes, cioè figli del tuono; e Andrea, Filippo, Bartolomeo, Matteo, Tommaso, Giacomo di Alfeo, Taddeo, Simone il Cananèo e Giuda Iscariota, quello che poi lo tradì. (Mc 3,13-19)
I primi discepoli di Gesù, da Lui chiamati e divenuti Apostoli sono: Simone, detto dal Maestro "Cefa", poi tradotto in Pietro; Giacomo di Zebedeo e Giovanni, suo fratello, definiti da Cristo come "figli del tuono" Andrea, fratello di Pietro, Filippo, Bartolomeo o Natanaele, Matteo, dapprima chiamato Levi, Tommaso, detto Didimo, cioè "Gemello", Giacomo di Alfeo e Giuda il Taddeo o Lebbeo, suoi cugini, Simone il Cananeo, detto "lo Zelote", o "lo Zelante"e Giuda di Simone, detto l'Iscariota. Al posto di Giuda Iscariota, poi, per sorteggio tra due pretendenti, verrà annoverato tra i 12 apostoli San Mattia.
All'infuori di Matteo che era un esattore delle tasse e quindi aveva una "posizione", come si direbbe oggi, tutti gli altri erano pescatori e qualcuno di loro aveva anche famiglia. Non erano dunque istruiti e faticavano anche a capire le parabole che Gesù, pur parlando con semplicità, spesso diceva. Come comprendere, infatti, l'immenso dono che Dio aveva fatto loro e agli uomini tutti, mandando in terra il suo figlio Prediletto? E l'abissale mistero dell'Incarnazione, quello della Santissima Trinità, quello della Risurrezione? Come staccarsi dalle cose terrene per cui faticavano, come ambire solo alle cose del cielo, come accantonare i difetti, le dispute, le ambizioni, le mancanze di fede, i tradimenti?
Eppure, avevano lasciato tutto e seguito Gesù alla Sua chiamata! Sia pure nella loro pochezza avevano intravisto - per opera dello Spirito Santo - l'immensità dei cieli che si sarebbero aperti loro dinanzi al solo contatto con il Cristo e Pietro, con la sua impetuosità d'animo dirà: "Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente". Anche se, poco dopo, nel momento della verità, misconoscerà la sua amicizia ed il suo amore per il Maestro, con un triplice tradimento. Uomini, insomma, con difetti comuni a tutti gli altri, che però furono chiamati a diventare di Cristo, ad operare per Lui e a condurre a Lui tutte le genti della terra attraverso la Chiesa, che da loro verrà detta "apostolica".

SAN PIETRO

San Pietro, pescatore di Galilea, dopo aver incontrato e seguito Cristo - "Poco dopo, ecco pure Simone davanti a Gesù; il quale "fissando lo sguardo su di lui, disse: "Tu sei Simone, figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa" - diventerà pescatore d'uomini, come annunciato dal Maestro. Facile a lasciarsi trascinare dagli impulsi ma fedele e pieno di fervore, Pietro riconoscerà in Cristo la natura divina ed Egli lo investirà di autorità: "Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli"
Purtroppo, proprio per l'impetuosità e l'alternanza dei suoi moti d'animo dettati dalle umane incertezze e debolezze, avrà paura e tradirà - così come Gesù gli aveva predetto - il suo Maestro, pentendosene amaramente subito dopo e impegnando tutte le sue energie per riscattarsi.
Nonostante la sua scarsa istruzione, dopo la morte di Cristo e soprattutto dopo la Pentecoste, illuminato dallo spirito Santo, avrà i mezzi spirituali per guidare la Chiesa nascente, come primo ed indiscusso Pastore, compiendo miracoli ed esortando i suoi confratelli sparsi per la terra, con due Lettere apostoliche.
Imprigionato più volte, riuscirà ad evadere grazie ad un intervento divino: "Ed ecco gli si presentò un angelo del Signore e una luce sfolgorò nella cella. Egli toccò il fianco di Pietro, lo destò e disse: "Alzati, in fretta!". E le catene gli caddero dalle mani".
Lasciata Gerusalemme, sembra si sia recato a Corinto, Antiochia e infine a Roma, dove venne martirizzato, durante l'impero di Nerone. La tradizione vuole che, essendo stato condannato alla crocifissione, per umiltà nei confronti del Redentore, ucciso nello stesso modo, abbia chiesto di essere crocifisso a testa in giù. Là sul colle Vaticano dove venne martirizzato, venne poi innalzata una cappella che, durante il regno di Costantino diventerà una grande basilica, ampliata poi, come oggi appare.
La sua festa liturgica viene celebrata, unitamente a quella di San Paolo il 29 Giugno.

SANT'ANDREA

Andrea, nato a Betsaida, fratello di Pietro, pescatore anche lui e discepolo del Battista sarà presente, insieme con l'Apostolo più giovane, quando Giovanni affermerà: "Ecco l'Agnello di Dio". E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù."
Insomma, è tra i primi due ad essere "chiamato" e si affretterà ad avvicinare Gesù, a credere in Lui e poi a seguirLo, trascinando anche il fratello ed altri alla sua sequela, dicendo loro: "Abbiamo trovato il Messia!"
Anche lui, dunque, diventerà 'pescatore di uomini'. Nel Vangelo viene segnalato nella moltiplicazione dei pani e dei pesci e quando con Filippo presenta a Gesù dei Greci; viene ancora citato quando con Pietro, Giacomo e Giovanni è sul monte degli Ulivi e, infine, il suo nome appare nel primo capitolo degli Atti degli Apostoli, nominato insieme a quelli che vanno a Gerusalemme dopo l'Ascensione.
Secondo fonti tradizionali, Andrea verrà crocifisso a Patrasso (è, infatti, molto venerato tra i Greci), su una croce a forma di X.
Sembra che successivamente il suo corpo, tranne il capo, venne trasportato a Costantinopoli, dove sarebbe rimasto fino alla quarta crociata, quando le sue reliquie furono portate in Italia, nel Duomo di Amalfi. La testa, invece, durante l'occupazione turca della Grecia fu trasferita in San Pietro dove sarebbe rimasta per cinque secoli, finchè cioè Papa Paolo VI non la fece restituire alla Chiesa greca. Viene ricordato dalla chiesa il 30 Novembre.

GIUDA ISCARIOTA O GIUDA DI SIMONE

Figlio di Simone, detto l'Iscariota forse come derivante dalla parola "sicar" - sicario è il "portatore di pugnale (sica)" - cioè seguace di un partito nazionalista che combatteva l'occupazione romana, è sempre citato come ultimo Apostolo e con il marchio del suo tradimento.
Come evidenziato nei Vangeli, sembra essere stato incaricato da Gesù stesso di occuparsi della cassa: "Alcuni infatti pensavano che, tenendo Giuda la cassa, Gesù gli avesse detto: «Compra quello che ci occorre per la festa», oppure che dovesse dare qualche cosa ai poveri" e probabilmente era l'uomo giusto al posto giusto in quel momento.
Come gli altri Apostoli, comunque, aveva ricevuto il comando di predicare il regno di Dio con la potestà di cacciare gli spiriti immondi e di guarire gli infermi. Uno tra i tanti, insomma, con difetti e pregi come gli altri,
ma evidentemente per essere stato "chiamato" doveva di sicuro avere delle doti personali molto spiccate.
Nei Vangeli, oltrechè in occasione del suo tradimento, Giuda viene menzionato anche nell'episodio relativo all'unzione di Cristo da parte della Maddalena, gesto di amore e riverenza che suscita in lui un moto di stizza perchè da lui ritenuto eccessivo e costoso, avendo mentalmente calcolato che il costo dell'unguento avrebbe potuto sfamare molti poveri.
Cosa abbia scatenato in lui la scintilla della ribellione a Cristo, non è davvero possibile sapere e capire. Si è ipotizzato il fatto che, ritenendo Gesù il Messia salvatore e conquistatore del popolo d'Israele, secondo un'ottica puramente umana, egli non l'abbia trovato all'altezza di questo compito, visto che Gesù era venuto sulla terra per ben altri scopi e la sua natura mite non rendeva davvero, per Giuda, l'idea di un "combattente".
D'altra parte, il diavolo è sempre presente accanto a noi e non attende che il momento più opportuno per scatenarsi. Dunque, avrà atteso il momento migliore per infiltrarsi nell'animo di Giuda e non sapremo mai le reali motivazioni che lo condussero al tradimento e quanto grande poi sia stata la sua sofferenza morale nel comprendere il male compiuto. Ma che anche noi, ci rendiamo sempre conto del male che stiamo facendo e quali conseguenze porterà nella nostra vita e in quella di chi ci è vicino?
La narrazione evangelica del momento in cui Gesù sa che Giuda è in procinto di tradirlo, è densa di pathos e di amarezza:
"Gesù si commosse profondamente e dichiarò: «In verità, in verità vi dico: uno di voi mi tradirà... quindi gli disse: «Quello che devi fare fallo al più presto»....
Giuda non è ancora del tutto convinto di voler commettere questo atto irreversibile, non è ancora completamente irretito dal male: "Giuda, il traditore, disse: «Rabbì, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l'hai detto».".
"Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!». E subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per questo sei qui!». »
Amico, Gesù lo chiama così!.
Forse proprio questo, oltre al fatto di vederlo oltraggiato e percosso e infine crocifisso, avrà ferito l'animo di Giuda più di una ferita reale e l'avrà ricondotto sui suoi passi a rendere quei maledetti 30 denari, che non erano poi neanche una somma così ragguardevole, urlando: "Ho peccato, perché ho tradito sangue innocente". Ma a nulla valgono i suoi rimorsi e quel denaro non lo vuole più nessuno. Infatti, i sacerdoti dissero: "Non è lecito metterlo nel tesoro, perché è prezzo di sangue e tenuto consiglio, comprarono con esso il Campo del vasaio, denominato poi "Campo di sangue' ".
L'apostolo, in preda al rimorso si allontanò per impiccarsi ad un albero. secondo tradizione un albero di siliquastro che prenderà poi il nome di "albero di Giuda".

SAN MATTEO

Levi, nato a Cafarnao, era un pubblicano, cioè un esattore delle tasse per conto dei romani invasori, che stabilivano le somme da esigere e che li ritenevano responsabili delle cifre stabilite. Per questo, gli esattori, che dovevano anticipare all'amministrazione le tasse dovute, per lo più "arrotondavano" le cifre stabilite per compensare eventuali disavanzi ed erano per questo - come del resto, non mi sembra diverso oggigiorno - alquanto invisi al popolo.
Nonostante ciò, Gesù lo guardò e lo chiamò, dicendo "Seguimi". "ed egli si alzò e lo seguì" senza indugio, senza riserve, senza pensare che stava abbandonando i suoi averi terreni per ben altri beni spirituali. La sua presenza nel gruppo che seguiva Gesù era piuttosto criticata perchè ritenuto, prima di tutto un "venduto" ai romani e poi un peccatore. Ma Gesù
era il medico venuto a guarire non i sani ma gli ammalati dello spirito e la presenza di Matteo servì forse a fargli avvicinare altri "peccatori" del genere "Mentre Gesù sedeva a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli" . Passato alla sequela di Gesù, Levi cambiò il nome in Matteo "dono di Dio" e seguì il Maestro fedelmente fino alla morte e alla Resurrezione.
Essendo uno dei pochi che sapesse scrivere, iniziò la redazione del suo Vangelo - il più antico dei quattro - forse una diecina d'anni dopo la morte di Gesù, quando ancora molti testimoni dei fatti avvenuti erano in vita, utilizzando l'aramaico, cioè la lingua degli Ebrei di quel tempo, indirizzandolo quindi proprio ad essi. Egli inizia dalla genealogia di Gesù, per dimostrare come il Messia discendesse da Abramo, citando le Scritture Profetiche, per rendere più semplice comprendere come tutte le promesse di Dio al suo popolo si adempissero per mezzo di Lui. I suoi scritti vennero trovati, secondo una rivelazione di San Matteo stesso nella tomba di Barnaba.
Si dice che abbia evangelizzato l'Etiopia dove pare sia morto e molte sue reliquie si trovano in varie chiese romane e a Salerno, di cui è Patrono e dove sembra che i suoi resti abbiano prodotto per molti anni, una sostanza particolare, chiamata "manna".
La sua festa liturgica è il 21 Settembre.

SAN GIOVANNI

Fratello di Giacomo il Maggiore e quindi figlio di Zebedeo e pescatore a Betsaida, è tra i primi a seguire Cristo nel suo lungo cammino fino alla Croce, sempre pronto all'ascolto e alla interiorizzazione di ciò che Gesù dice e l'unico a seguirlo fisicamente attraverso la via dolorosa, dal processo sino al Calvario, poichè gli altri si disperderanno per paura.
A lui, che nel suo Vangelo si defnisce "il discepolo che Egli amava", Gesù, per la sua lealtà e trasparenza, per la predilezione che gli suscitava la sua purezza d'animo ed il suo affetto, affiderà la Madre che Giovanni, simbolo di tutti i cristiani di cui Maria è Madre, accoglierà nella sua casa.
Insieme a Pietro è colui che più volte viene menzionato nel Vangelo e che con il discepolo più anziano e più autorevole, sarà testimone dei numerosi miracoli di Gesù e dei momenti più salienti della Sua vita: saranno infatti insieme, quando Maria di Magdala dirà loro: "Hanno levato il Signore dalla tomba!" e successivamente davanti a quel sepolcro vuoto lascerà il passo all'Apostolo più illustre. Saranno ancora uniti sulla barca quando, di primo mattino, il Signore risorto apparirà loro sulle rive del lago, ed egli riconoscendolo, dirà: « E’ il Signore ».
Autore, in età già molto avanzata, del quarto Vangelo e dell'Apocalisse, ultimo libro del nuovo Testamento redatto dopo una visione, era riuscito a penetrare nell'essenza del mistero di Gesù, vero Dio e vero Uomo, amore e bene infinito o come diceva: « Dio è carità » e soltanto in quell'amore di Dio si poteva trovare felicità e salvezza.
Secondo le fonti avrebbe vissuto ad Efeso con la Madonna, sarebbe stato esiliato a Patmos, per ritornare poi ad Efeso dove morì.
La sua festa liturgica è il 27 Dicembre.

SAN GIUDA TADDEO

San Giuda, fratello di Giacomo Apostolo, cugino di Gesù poichè figlio di Alfeo e di Maria di Cleofe, sorella della Vergine Maria, venne detto anche "Taddeo", da "Thad" che vuol dire "dolce, misericordioso, amabile, generoso, magnanimo", oppure "Lebbeo", cioè coraggioso. Si può dire che sia stato il primo discepolo di Maria e di Gesù, perchè da bambino senz'altro come parente li frequentò entrambi. A causa del nome Giuda, purtroppo, talvolta viene confuso con l'Iscariota e quindi non molto considerato. Derivante da questo bel nome ebraico, una delle 12 Tribù, quella da cui sarebbe poi nato il Messia.
Giuda fu quindi tra i primi ad essere interpellato dal Maestro e si dice che fosse lo sposo delle nozze di Cana a cui, quindi, come parenti, erano invitati anche la Madre e il Figlio. Nei Vangeli, la sua presenza viene sottolineata solo una volta, nell'ultima Cena, quando gli domanda: "Signore, che cosa è avvenuto, che tu debba manifestarti a noi e non al mondo?".
E Gesù gli risponde: "Se uno mi ama, osserverà la mia parola, e il Padre mio l'amerà e verremo a lui, e faremo una cosa sola".
Di lui abbiamo una Lettera in cui accusa chi semina discordia, che lui definisce ""nuvole senza acqua, portate qua e là dai venti; alberi d'autunno, senza frutto, onde furiose del mare, che spumano le proprie turpitudini. astri erranti, ai quali sono serbate in eterno le tenebre più profonde".
Sicuramente seguì Gesù senza reticenze per tutta la vita, impegnandosi a divulgare il Verbo, non solo in Patria ma anche in Mesopotamia o in Libia e infine in Persia, dove sembra si sia ricongiunto con l'Apostolo Simone e dove entrambi sarebbero stati martirizzati. Vengono ricordati dalla chiesa il 28 Ottobre e san Giuda è considerato il Patrono delle cause senza speranza.

SAN MATTIA

Il suo nome in ebraico vuole dire "Dono del Signore".
San Mattia prese il posto di Giuda Iscariota tra gli Apostoli che, dopo aver deciso la sostituzione: "Bisogna dunque che tra coloro che ci furono compagni per tutto il tempo in cui il Signore Gesù ha vissuto in mezzo a noi, incominciando dal battesimo di Giovanni fino al giorno in cui è stato di tra noi assunto in cielo, uno divenga, insieme a noi, testimone della sua risurrezione» e dopo aver pregato Dio di illuminarli nella scelta, lo elessero per sorteggio.
I candidati erano due, Mattia uno e l'altro era Giuseppe detto Barsabba, soprannominato "Il Giusto". Entrambi avevano sicuramente vissuto alla sequela di Cristo "fin dal Battesimo di Giovanni" ed erano stati anche testimoni della sua Risurrezione e della Pentecoste. Questi, infatti, erano i requisiti che doveva avere il nuovo Apostolo.
La scelta cadde, dunque, su Mattia di cui non si hanno notizie dettagliate e certe, nè per quanto concerne la sua opera apostolica nè per quanto riguarda le circostanze della sua morte. Viene ricordato liturgicamente il 14 Maggio, data presumibilmente vicina a quella della sua elezione.

SAN FILIPPO

San Filippo, nato a Betsaida come Giacomo e Giovanni, nel Vangelo è citato poche volte, ma sempre in situazioni di una certa rilevanza.
La prima quando presenta a Gesù l'amico Bartolomeo-Natanaele, che si unirà al cammino del Maestro, poi quando Gesù, commosso dinanzi alla gran folla radunata, a lui si rivolge, dicendo : "Dove compreremo il pane, perchè questa gente possa mangiare?", ma Filippo non comprende appieno ciò che Gesù sta dicendo. Di nuovo viene citato quando si occupa di portare a Gesù dei non credenti e nell'ultima Cena, quando il Cristo parla loro della Trinità e poiché l'Apostolo sembra non comprendere Gesù, chiamandolo per nome, gli risponde:: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre... Non credi tu che io sono nel Padre e il Padre è in me?...»
Poi non si sa più nulla di lui, neanche come morì. La tradizione dice che
evangelizzò alcune città della Samaria e della Frigia, dove compiva miracoli. A questo proposito, il suo nome è legato a quello di Simon Mago che con le arti occulte aveva attratto molti seguaci i quali però, dopo averlo confrontato con Filippo, che parlava di Cristo e di ben altri prodigi, scelsero quest'ultimo.
Sembra che abbia trovato la morte a Gerapoli, crocifisso sotto Domiziano o Traiano e le sue reliquie sono, insieme a quelle di San Giacomo il Minore, nella chiesa dei SS.Apostoli. La chiesa dunque li festeggia insieme il 3 Maggio.

SAN BARTOLOMEO

Figlio di Tholmai (Tolomeo) - questo il significato del nome - Bartolomeo viene identificato anche come Natanaele, così lo definisce Giovanni nel suo Vangelo.
Egli viene trascinato dal suo amico Filippo a seguire il Messia, ma sulle prime egli è dubbioso "Può mai venire qualcosa di buono da Nazaret?", ma poi va e Gesù appena lo vede lo apostrofa con un: "Ecco un israelita in cui non vi è falsità". Non accade spesso che vengano riportate le parole di Gesù dirette ad un apostolo, ma queste sono così esplicative da sole che già fanno intravedere il luminoso cammino dell'Apostolo sulle vie del Signore. Egli dunque, illuminato interiormente dirà: "Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!" e poi seguirà senza incertezze il Maestro, anche se della sua opera poco si sa dai Vangeli, se non che è tra quelli che vedranno il Cristo risorto sul lago di Tiberiade.
Sicuramente l'ha seguito fino alla fine, ammaestrando le folle (si dice che sia andato in Frigia e nel Ponto arrivando fino in India e in Armenia), coronando il suo percorso, secondo la tradizione, con il martirio: spellato vivo e poi decapitato o crocifisso.
La chiesa celebra la sua festa il 24 Agosto. Il suo corpo è deposto nella chiesa di San Bartolomeo all'Isola Tiberina in Roma.

SAN TOMMASO

Tommaso, detto Didimo, che tradotto significa "gemello", probabilmente anche lui pescatore sulle rive del Genazareth, giunto alla sequela di Cristo dopo i primi chiamati, viene citato varie volte nei Vangeli sempre in situazioni determinanti che ne definiscono la figura apostolica.
Viene infatti menzionato mentre manifesta la sua fedeltà al Maestro dicendo: "Andiamo insieme e moriamo con Lui", quando, chiamato da Marta e Maria per la malattia di Lazzaro, Gesù decide di tornare in Giudea, nonostante le minacce ricevute e il parere contrario dei suoi.
Poi,, nell'ultima Cena, l'Apostolo chiede a Gesù per quale via potrà seguirlo e Cristo gli risponderà: " Io sono la via, la verità e la vita".
Ma il momento che viene più ricordato è quello in cui Tommaso, dopo aver messo in dubbio l'apparizione di Gesù agli altri Apostoli, proclama con tutto il suo essere, la sua fede in Cristo: "Mio Signore e mio Dio".
Pur se quasi sempre tacciato di incredulità, san Tommaso sembra destinato a dare le risposte più pregnanti ai nostri interrogativi, perchè troppo spesso anche noi dubitiamo e vorremmo vedere i "segni dei chiodi" e "mettere il dito nel posto dei chiodi e mettere la mano nel suo costato" per credere, per essere fedeli. Egli, quindi, rispecchia la nostra umanità che
ci lega costantemente ai problemi terreni e che non ci permette di comprendere l'immensità dell'Uomo-Dio, e ci è di esempio nel professarGli la sua incondizionata adesione.
Di lui, dopo la morte del Redentore si sa poco o niente, sembra che abbia svolto la sua opera di evangelizzazione tra i Parti, i Medi e altri popoli e che recatosi poi in India, vi sia stato martirizzato.
La sua festa liturgica è il 3 Luglio.

SAN SIMONE

Simone, dall'ebraico "Dio ha esaudito", e forse il meno noto degli Apostoli, soprannominato da Luca "lo Zelote", forse perchè seguace del partito politico e religioso degli zeloti (che però non è certo esistesse già al tempo di Gesù, mentre da Matteo e Marco viene definito "il Cananeo", per indicare la sua città d'origine.
Molti identificano Simone con il cugino di Gesù, fratello dell’apostolo Giacomo il Minore, al quale secondo la tradizione sarebbe succeduto come vescovo di Gerusalemme. Ma, comunque, nonostante non vi siano altre notizie nei Vangeli, egli è uno degli Apostoli di Cristo, da Lui scelto personalmente - poichè aveva scrutato nel suo cuore e trovato amore e disponibilità - a Lui fedele sino alla fine, che portò la Parola a chi ancora non la conosceva.
La tradizione vuole, infatti, che con S. Giuda Taddeo abbia predicato in Mesopotamia e nelle dodici province dell'impero persiano dove, entrambi furono martirizzati.
La chiesa li ricorda insieme il 28 Ottobre.

SAN GIACOMO (IL MAGGIORE)

San Giacomo, fratello maggiore di San Giovanni e figlio di Zebedeo e di Salome, inizia subito a seguire Gesù che, mentre erano intenti al loro lavoro di pescatori, passando lungo le rive del lago di Genazareth li chiama. Entrambi accettano senza indugi, senza pensare al lavoro appena iniziato e che lasceranno per chissà quanto tempo - se non per sempre - senza sapere che sbocchi avrà il loro futuro, insomma senza esitazione alcuna, rivelando una prontezza e una fermezza d'animo che solo "Gesù che passa e chiama" può instillare nell'animo umano. Una simile, decisa risposta di Giacomo si avrà quando Gesù chiederà se vorranno seguirlo sulla via che conduce al calvario. L'Apostolo verrà difatti subito perseguitato in Gerusalemme per quel suo essere cristiano e prima condannato al carcere e alla flagellazione e successivamente verrà ucciso da Erode Agrippa.
San Giacomo è molto venerato in Spagna che, secondo un'antica tradizione, avrebbe evangelizzato e dove è noto come Santiago; nel IX secolo le sue reliquie sarebbero state ritrovate e conservate a Compostella, meta di pellegrinaggi da tutto il mondo, sin dall'antichità.. La sua festa liturgica è il 25 Luglio.

SAN GIACOMO (IL MINORE)


Di San Giacomo, detto il Minore - per distinguerlo dal fratello di Giovanni chiamato il Maggiore - o anche "Il Giusto", nel Vangelo non si dice nulla, tranne che viene annoverato tra i 12 e che era cugino di Gesù, essendo anch'egli come Giuda Taddeo figlio di Alfeo, nato probabilmente a Cana. Dagli Atti degli Apostoli, invece, sappiamo che nella chiesa di Gerusalemme occupava un posto di
primo piano, anche per la parentela con il Maestro, tanto che probabilmente ne diventò Vescovo, dopo l'uccisione di Giacomo il Maggiore.
Di San Giacomo possiamo leggere una Lettera, indirizzata a tutti i cristiani, che esorta con forza alla fede; tuttavia essa da sola non basta, è necessaria anche l'operato che si deve svolgere con umiltà, pazienza e carità.
Pietro, dopo la liberazione dal carcere lo investirà con la sua autorità del il compito di portare la Parola ai neoconvertiti e sarà accanto a lui nel primo Concilio di Gerusalemme, tenutosi attorno al 50 d.C., per parlare sull'ecumenismo della Chiesa. Ebbe poi contatti con San Paolo che lo cita nella sua lettera ai Galati dicendo: «Degli Apostoli non vidi nessun altro se non Giacomo, il fratello del Signore».
Secondo la tradizione sarebbe stato condannato alla lapidazione dai sacerdoti del Tempio attorno al 62 ed il suo sepolcro si trova quindi a Gerusalemme, mentre la sua testa viene venerata nel Duomo di Ancona.
La sua festa liturgica viene celebrata dalla chiesa, insieme a quella di San Filippo, il 3 maggio.